D. Mastroberardino

Era una giornata invernale, grigia e piovosa.

Appuntamento a pranzo con Vittoria Cisonno, donna divenuta negli anni uno dei volti della promozione del vino e del turismo del vino in Puglia.

La meta è a metà strada fra Bari ed Avellino: Vallesaccarda, al confine fra la Puglia e la Campania e, fino al 1958, parte dei tenimenti di Trevico, oggi noto per essere il pase più alto in Irpinia (1000 mt slm), nonché per aver dato i natali al regista Ettore Scola.

Quasi fosse una profezia della fama attuale, furono questi luoghi conosciuti sin dai tempi antichi, grazie al poeta latino Quinto Orazio Flacco che raccontò, nelle sue Satire, della sosta in una locanda del posto, individuata nella "Taverna delle noci" in quello che oggi è comune di Vallesaccarda.

Queste terre dunque, da sempre, sono terre per i cultori del gusto e, oggi, hanno nella famiglia Fischetti un presidio della cucina irpina e dei prodotti di questo territorio, fra i più montuosi e, ancora, non proprio accessibilissimo.

In una giornata come questa, certo non finisci all’Oasis Sapori Antichi per caso, ci finisci perché sai che vivrai un’esperienza del gusto da ricordare.

Per chi non conosce quest’oasi di sapori di un tempo, qui trovi cinque fratelli, felice esempio di armonia operosa.

I loro sono piatti che raccontano la tradizione agricola, ma anche pastorale delle terre della Baronia, dove domina il grano e dove passa l’antico tratturo che arriva in Puglia.

Ho scelto questo ristorante perché è espressione di quei valori di valorizzazione del
territorio, gli stessi che ispirano il lavoro di Vittoria ed il mio, che, fortemente, crediamo nell’importanza di far crescere le nostre terre grazie al vino e alla sua promozione.

A suggellare quest’incontro due grandi bottiglie Terredora.

Per cominciare, Fiano di Avellino Docg 2015 Ex Cinere Resurgo, sempre una garanzia, e deliziosamente perfetto, in particolare nell’abbinamento con il carpaccio di vitello, firo di sale alla vaniglia, agrumi, e maionese alle alici salate di menaica.

A seguire, un superbo Taurasi Riserva CampoRe Docg 2001, centellinato come merita un vino così: pieno, austero, vellutato e molto longevo, come ci ha dimostrato questa bottiglia, semmai ci occorressero conferme sul suo potenziale evolutivo.


Una giornata perfetta aspettando la Festa delle Donne del Vino, il 4 marzo 2017, e che farà tappa anche all’Oasis.

Grazie Puccio per questo viaggio nei Sapori Antichi.

Grazie Vittoria per essere venuta.

Grazie Mimmo per la tua pazienza nell’ascoltare due donne che non smettono mai di parlare.

 

D. Mastroberardino

Febbraio è un mese di transizione, una quinta stagione,  è un periodo di passaggio tra ciò che sta finendo e ciò che si prepara ad essere. Il lungo inverno sta finendo, il corpo e lo spirito si preparano alla metamorfosi e anche in vigna, si predispone il frutto, per in nuovo ciclo produttivo. In epoca precristiana, questo mese era caratterizzato dai riti di purificazione dei campi, di fertilità degli animali, poi “cristianizzati” nelle festività della Candelora e di San Valentino, come simboli del fuoco vitale e dell’amore. Il suo stesso nome, Febbraio, da “februare”, in latino significa purificare, espiare. Ma è anche un periodo duro, di vulnerabilità e passione, bisogna attraversarlo con lentezza, pazienza, raccogliendoci nel bozzolo, in attesa di “sfebbrare” . La metamorfosi si compirà, proprio come quella di un buon taurasi, che con pazienza si evolve, si struttura, si ammorbidisce per esprimere la rotondità del suo carattere nell’equilibrio delle sue parti. Felice metamorfosi e buona festa dell'amore, con il Taurasi pago dei Fusi 2009 DOCG!


February is a month of transition, a sort of fifth season, a period of transition between what is ending and what is about to be.
The long winter is ending, the body and the soul are getting ready for the metamorphosis and even in the vineyard, the fruit has been prepared for a new production cycle. In Pre-Christian times, this month was characterized by rites of purification of the fields, and of animal fertility, then "Christianized" in  Candelora' and Valentine’s day, as symbols of vital fire and love.
Its own name, February, comes from the latin word "februare" which means to purify, to atone.
But it represents also a tough period, of strong vulnerability and passion, we need to cross it slowly, patiently,  cocooning, before “fever gets over”. The evolution will be accomplished,  like that of a good Taurasi, who patiently gets its structure,  gets soften and round and reach a a superior character in the balance of its parts. A good metamorphosis and happy San Valentine’s day to all!

 

 

  

 

 

 


D. Mastroberardino

Mancano poche ore a Natale, la festa che ci fa tornare, grazie al trionfo della tradizione, alle nostre radici, a quando eravamo bambini e guardavamo il mondo ancora con lo stupore negli occhi.

La sera della vigilia era baccalà in vari modi preparati, a cominciare dalle “pizelle”, ma c’era anche la  “pepaina ‘mbuttunata” che è il peperone, conservato sotto aceto e riempito di mollica di pane, noci sbriciolate, olive nere e profumato di acciuga, con cottura finale in forno.

Ieri, a pranzo, all’Hotel Civita di Atripalda ho mangiato una variante che, per la prima volta, non mi ha fatto rimpiangere la “pepaina” di Elvira, una vecchia amica di famiglia che, per anni, ci ha regalato questa delizia culinaria, smettendo di farlo solo quando l’età ha cominciato a rendere tutto più faticoso.

La “pepaina” del Civita è interessante, con un sapore più forte di acciuga e nell’impasto anche il baccalà.


A tavola avevamo un Taurasi Pago dei Fusi Docg 2009, vino di struttura ed eleganza, che, spesso, definisco un pugno di ferro in guanto di velluto.

Sinceramente mi ha stupito favorevolmente l’abbinamento cibo-vino, complice la freschezza di una vendemmia ancora giovane per un Taurasi. Avvolgenti gli aromi di ciliegia matura e, poi, sentori di spezie dolci, prugna, tabacco, pepe; pieno, morbido e vellutato al palato con quei suoi tannini dolci ed eleganti, lunghe note di frutta e un finale speziato.

La tavola delle feste è ricca anche di tanti dolci, a cominciare dagli struffoli, senza i quali non è Natale da queste parti.

Nella tradizione c’era pure la croccante, che necessitava, però, di tempi di preparazione più lunghi.

Ricordo la mia nonna materna intenta in cucina per pomeriggi interi e non mancava mai il giorno della croccante. La preparava di nocciole, invece che di mandorle, come si fa, generalmente. Non so perché, invece, di sbriciolarle, usasse le nocciole intere, caramellate con lo zucchero e stese a raffreddare sul marmo e dove, poi, tagliava la croccante, non ancora indurita, in tante barrette, quasi fosse torrone.

Se la croccante di mia nonna resta un bellissimo ricordo, è un po’ la magia del Natale, la croccante che mi piace è come quella preparata da Teresa Di Pietro, del Ristorante Di Pietro a Melito Irpino.

E’ spessa poco più di qualche millimetro poiché le mandorle sono tritate e, dunque, ciò la rende non solo più facile da mangiare, ma adatta a fare piccole creazioni, come il cesto di calle che, tanti anni fa, Teresa preparò per il pranzo in cantina dell’associazione internazionale delle Donne del Vino.

Non è semplice suggerire un abbinamento made Terredora per questo dolce, ma voglio provarci. Non consiglierò il Fiano Passito, che guarda alla tradizione francese dei Sauternes, dunque a vini più adatti a formaggi a pasta molla. Berrei, invece, un Fiano di Avellino invecchiato.

Non penso al Fiano di Avellino CampoRe, fermentato in legno, ma alla classica vinificazione in acciaio lasciata maturare in bottiglia per anni, come potrebbe essere un Fiano di Avellino di dieci anni e più, profumi di frutta matura, miele, camomilla, sapore che rimanda a frutta glassata, una nota amara che pulisce perfettamente e gratifica il palato. 


Comunque, indipendentemente dalle specialità culinarie e dai vini che vorrete scegliere per le tavole delle Vostre feste, Terredora Vi augura un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo.

D. Mastroberardino

APPETITOSI APPUNTAMENTI GOURMET 

con...

LUCIANO COLUCCI


Le giornate diventano sempre più fredde, eppure l’atmosfera si scalda.

Le feste di Natale si avvicinano, fervono i preparativi e gli eventi in calendario anche nei luoghi del vino.

Quest’anno, Terredora organizzerà una due giorni per Cantine Aperte a Natale.

Il weekend del ponte dell’Immacolata, sabato 10 e domenica 11 dicembre, sarà all’insegna del ritorno degli esclusivi Appetitosi Appuntamenti Gourmet, un’esperienza intorno al vino da vivere negli spazi dove nasce.

Sarà l’occasione di ospitare uno chef grazie ad “A tavola in cantina”, momento per condividere le prelibatezze delle pietanze, i piaceri di una bottiglia di vino in una tavolata conviviale.

Per questi eccezionali appuntamenti lo chef Luciano Colucci dell’Hotel Colucci di Nusco trasformerà nel suo ristorante la sala da pranzo di Walter Mastroberardino, portando a Montefusco, che fu capoluogo del Principato Ultra, la tradizione dell’ospitalità dell’Alta Irpinia, fatta di una dimensione di accoglienza semplice che sa coniugare professionalità, garbo, buona cucina senza tempo.

Sarà una due giorni da vivere quasi come un viaggio in sapori antichi, i migliori per immergersi nelle atmosfere natalizie, che è il tempo dell’anno dove si riscoprono le nostre radici più autentiche.

Tante le proposte che ci riporteranno a riassaggiare i cibi della tradizione contadina, minestra maritata, fusilli, maiale e castagne.

Gli abbinamenti saranno l’occasione per una degustazione di differenti stili di Aglianico firmati Terredora, cominciando dalla versione più quotidiana per arrivare ad una grande selezione da vigna del Taurasi: Pago dei Fusi.

A seguire un pomeriggio con l’immancabile, a Natale, gioco della tombola per riappropriarsi di divertimenti semplici e schietti che ci faranno sentire appieno l’aria delle feste.

Per chi vorrà, la giornata in cantina sarà anche l’occasione per scegliere, fra tante idee, i propri regali per le feste.

10/11 dicembre 2016 

PROGRAMMA

Ore 11:00

Accoglienza in cantina

Visita alla cantina e, in caso di condizioni meteo favorevoli, delle vigne di Montefusco dove nasce il Greco di Tufo Loggia della Serra

Ore 13:30

Pranzo nella Sala di Pranzo di Walter ristorante per un giorno

MENU'

Lardo Di Cinta Nera, Soppressata E Salsiccia Irpina al Coltello

Tartina Con Ricotta Fresca al Tartufo Di Bagnoli

Peperoni Ripieni Al Mosto Cotto 

Aglianico Campania Igt 2013

Minestra Maritata Con Pizza di Granone

Fusilli Avellinesi Con Funghi E Pancetta Croccante 

Il Principio Aglianico Irpinia Doc 2010  

Costine Di Maiale Glassate Al Miele E Peperoncino

Patate E Peperoni In Tiella 

Taurasi Pago dei Fusi Docg 2008 

Torta Di Castagne

Passito Aglianico Igt

Al termine

Tombolata di Cantine Aperte a Natale

COSTO DI PARTECIPAZIONE:

Adulto: EURO 35,00 (comprensivo di un calice di vino per abbinamento)

Bambino: Euro 25,00

Ad ognuno dei partecipanti verrà messa a disposizione una cartella per partecipare alla tombolata

EVENTO SUBORDINATO

A RAGGIUNGIMENTO DI NUMERO MINIMO DI ADESIONI

PER CIASCUNA GIORNATA

PRENOTAZIONE TASSATIVA

ENTRO MARTEDÌ' 06 DICEMBRE 2016

da effettuare via mail

eventi@terredora.com

con di indicazione di recapito telefonico

Seguirà mercoledì 07 dicembre 2016 mail di conferma o annullamento dell’evento.

Per eventuali informazioni si prega di contattare il seguente numero telefonico:

338 4039660

TERREDORA DI PAOLO, Via Serra - 83030 Montefusco (Av)

D. Mastroberardino

Inspired by the legendary expedition of Sir Ernest Shackleton, photographer Enzo Barracco organized an expedition to Antarctica. Following numerousexhibitions he will launch his book about the project.

The aim of this project is not just an Artistic project but to raise the awareness of our natural environment and offer the chance to deeply reflect about the conservation of our Planet.

At the end, a glass of Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Terredora, a wine that talks an important chapter of the great history of our land,  is the best way to wish the best future of our Planet.


 

Antarctica is key to understanding the fragile balance of our planet. 

for this project Enzo involve:

BOOK 

foreword by Sir Ranulph Fiennes 

RIBA Royal Institute of British Architects 

the Explorers Club New York 

Cambridge University Polar Museum 

British Antartic Survay Cambridge 

Vogue Italy 

Royal Geographical Society 

 

D. Mastroberardino

La nebbia a gl'irti colli

piovigginando sale,

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo

dal ribollir de' tini

va l'aspro odor dei vini

l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando

sta il cacciator fischiando

su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi

stormi d'uccelli neri,

com'esuli pensieri,

nel vespero migrar.

Questa poesia di Carducci, che chi ha la mia età ha certamente imparato a memoria alle scuole elementari, descrive perfettamente le suggestioni dell’autunno, i suoi colori, i suoi odori, i suoi tempi.

Sulle colline irpine a novembre, la nebbia la fa, spesso, da padrona, divenendo, durante il giorno, una leggera pioggerella.

I primi freddi iniziano ad arrivare e la vendemmia è terminata.

Nel volgere di qualche settimana, completata anche la raccolta delle olive, si comincerà a pensare ai lavori agricoli della nuova annata e tutto ricomincerà daccapo.

Nel mentre, la festa del Ringraziamento per la vendemmia conclusa è un evento che vede aprire le porte della cantina a quella clientela, che, giorno dopo giorno, lavora al fianco dell’azienda presentando i vini Terredora sulle migliori tavole o suggerendoli per l’acquisto fra gli scaffali delle enoteche.

Dire grazie significa, dunque, poter stappare quelle bottiglie pregiate.

Così è nata, qualche anno fa, l’idea di POMERIGGI IN CANTINA.

Le degustazioni 2016 hanno visto un ricco focus sul Fiano di Avellino, attraverso le due diverse espressioni di vigna che lo contraddistinguono.

Il crù Terre di Dora, che nasce da parcelle selezionate nei comuni di Lapio e Montefalcione, è certamente una declinazione di eleganza sartoriale: la vinificazione in acciaio esalta, attraverso uno stile pulito, la classe della varietà Fiano.

Non a caso per questo vino, nel 1994, fu scelto il nome di Ex Cinere Resurgo, perché da lì sarebbe ripartita la storia di Walter Mastroberardino.

Il viaggio sensoriale, attraverso le vendemmie 2014, 2009, 2007 fino al 2003, ha regalato tante emozioni, continuate anche nella degustazione dell’anteprima 2013 e dell’annata 2009 del Fiano di Avellino CampoRe, selezione da vigna di alcune parcelle della tenuta di Lapio. Questo vino, diventato quasi iconico fra i vini Terredora, ha la sua cifra nella complessità sofisticata, con una bella acidità che, negli anni, diventa più sommessa, pacata, mentre emergono sempre più le note fumé.



Non è mancata anche una mini verticale di Greco di Tufo Loggia della Serra, partendo dal 2015, passando per la mitica 2009, inserita nella Top 100 di Wine Spectator nel 2011, 87°posto della classifica, per finire, poi, con la 2007.

Pur nelle diversità evolutive, si dimostra un vino che esprime sempre al meglio l’identità dei luoghi, i vigneti di Montefusco, che intessono quasi delle trame lungo i declini che si osservano dai vari belvederi dell’antico borgo, posto a 714 mt slm e che mi piace descrivere come una nave addormentata sui monti.

Questa idea mi viene suggerita, in primis, dall’assetto urbanistico del paese e, poi, dal silenzio che, oggi, caratterizza i suoi vicoli e lo rende tanto diverso dai fasti che conobbe in passato, quando fu capoluogo del Principato d’Ultra.

La batteria finale degli ultimi sei vini è tutta un trionfo di Taurasi, stili diversi perché molto differenti i territori da cui nascono.

Si comincia con il Fatica Contadina, prodotto sin dalla prima vendemmia, nel 1994, blend di uve Aglianico delle tenute a Montemiletto e a Lapio, paesi che guardano la cittadina che dà il nome dalla denominazione. Per questo vino, la scelta è ricaduta sulle annate più recenti, 2011 e 2010, mentre già con il Taurasi Pago dei Fusi, i cui natali sono a Pietradefusi, la degustazione è incentrata su annate più mature, 2007 e  2005.

Il Finale è per le vendemmie 2007 e 2003 di Campore, riserva delle grandi annate, ottenuta da uve Aglianico delle particelle che, di volta in volta, sono state selezionate nella tenuta di Lapio.

Questo viaggio nel passato è stato ricco di rimandi anche tangibili, gli spazi di cantina sono stati, per tre giorni, trasformati in uno show-room di tante bottiglie pregiate che hanno fatto la storia di queste prime 23 vendemmie per guardare, con ottimismo, al futuro.

 

D. Mastroberardino

Sabato 12 novembre 2016, ore 15:00, le Cantine Fratelli Berlucchi di Borgonato di Cortefranca (Brescia) ospiteranno la premiazione del Professor Vincenzo Rapisarda quale “Personaggio 2016 delle Donne del Vino”.

Nell’anno in cui le attività delle Donne del vino sono declinate secondo il tema “Donne, Vino e bellezza”, il premio al lavoro scientifico ed umanitario del Professor Rapisarda, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica e Centro per Grandi Ustionati dell’Ospedale Cà Granda Niguarda di Milano, rappresenta la destinazione ideale.

A seguire verrà battuta l’Asta Vini rari e pregiati a favore di ALMaUST (Associazione Lombarda per la Malattia da Ustione) fondata dal medesimo Professor Rapisarda.

Per questa lodevole asta, le Donne del Vino hanno messo a disposizione 30 lotti di pregevolissimi vini.

Il Taurasi Riserva Docg 2007 CampoRe, vino pluripremiato anche recentemente, è per quest’importante iniziativa il nostro vino del cuore.

Fa parte infatti, con altre prestigiose bottiglie di vino, del lotto 14, denominato Bacco e le sue storia, una piccola-grande collezione che, non può che arricchire la collezione di un vero intenditore.

Per maggiori informazioni sui vini dell'asta, si prega di consultare il catalogo dell'evento 

 http://www.ledonnedelvino.com/Catalogo%20asta%2012%20novembre%202016.pdf

 

D. Mastroberardino

 

A Milano si gusta il Taurasi Campore Riserva 2007.

Stasera, nello spazio The Mall, grattacielo Diamond Tower, la riserva 2007 di Taurasi CampoRe è fra i vini premiati nella degustazione organizzata dall’AIS per la presentazione della Guida VITAE 2017.

Taurasi Riserva CampoRe 2007

2007: 4 vite, Guida Vitae 2017

2007: International Wine Challenge 2016 – medaglia d’oro

2007: International Wine & Spirit Competion 2016 – medaglia d’argento

2007: 91 punti – Wine Enthusiast, Marzo 2016

2007: Corona ViniBuoni d’Italia 2016



If you would taste the Campore Taurasi Riserva 2007, tonight, at The Mall space, skyscraper Diamond Tower, Milan, the Riserva 2007 Taurasi Campore is among the winning wines in the tasting organized by AIS during the presentation of the 2017 VITAE Guide.

Taurasi Riserva CampoRe 2007

2007: 4 vite, Guida Vitae 2017

2007: International Wine Challenge 2016 – gold

2007: International Wine & Spirit Competion 2016 - silver

2007: 91 points – Wine Enthusiast, March 2016

2007: Corona ViniBuoni d’Italia 2016